Il Minotauro abbandonato

infinito_png.png

 

 

 

 

 Una escursione sull’infinito personale. Una riflessione su questa “misura” incomprensibile, vissuta da dentro e da fuori.

 

di: maximoRed

 

 

Un non-luogo dove inviare la mia coscienza alla culla del caos, lontano dalle regole e dalle depressioni dell’intelletto.

L’universo è un posto diverso da dove ci troviamo. Là risiede l’infinito, una parola, un concetto che non andrebbe neanche pronunciato per non fargli perdere significato.

 E in questo infinito siamo ineluttabilmente lontani dal passato tanto quanto lo siamo dal futuro, in un presente effimero dove non c’è riscatto, figuriamoci dal nulla.

E in questi abissi del tempo e delle gravità, nascosti e sfolgoranti, abbiamo cercato i residui di un inizio che avrebbe dato senso al passato e al futuro poiché l’infinito è inconcepibile.

Scruto le stelle nelle loro immobili posizioni, quanto dovrò aspettare prima che qualcosa si muova? Laggiù o lassù nelle ombre più nere i fuochi di miliardi e miliardi di atomi bruciano invisibili e io spero sia vero, spero che qualcosa pulsi più lento e più veloce e lo faccia anche a mia insaputa! Forse l’infinito è più vivo di me, di noi uomini, ed esiste a nostro sprezzo, una noncuranza fastidiosa che arrabbia il nostro essere più intimo. A volte me ne sto  sdraiato con le braccia dietro la nuca a sperare in un cambiamento anche appena percettibile, qualcosa che mi faccia credere alla verità di me nel cosmo. Si, tutto si muove, ma solo se io sto fermo! E in questo insostenibile naufragio della ragione, questo non-luogo che perde ogni centralità diviene d’improvviso l’immenso labirinto in cui ogni direzione è uguale all’altra tutte le rotte sono una rotta non sai nemmeno se esista un uscita, scusate ma mi sento un inutile Minotauro a cui nulla sacrificherà nulla, ma, almeno mi sento affrancato da un Teseo senza filo, perduto mino_png.pnganch’egli nei meandri di queste oscurità lontane. Devo stare attento a sentirne le grida di disperazione, una flebile eco che ricordi l’addio. Un rumore di fondo che mi tranquillizzi e mi comunichi che qualcosa è accaduto tanti miliardi di anni fa…

Ecco, ora possiamo parlarne, non fosse altro che per renderci conto di un’umanità che tenta da millenni di darwinismo di racchiudere il cosmo in un idea senza senso.

E millenni,  da quando il nostro si apprestava a domandarsi il significato delle stelle, il perché fossero, che cosa fossero e il rapporto tra l’uomo e l’universo.

Quanto rispetto per quella atavica ingenuità, i primi rapporti tra lo spirito e la conoscenza della fisicità delle cose, gli albori di un antroposofismo inconscio che l’evoluzione ha man mano atrofizzato. Attenzione, non parlo di astrologia ma del sottilissimo e delicato cordone ombelicale che ci avrebbe lagato al tutto; dalla pietra alle stelle.

L’approccio dell’uomo di oggi alle stelle è asetticamente scientifico, manca appunto quel tocco di spiritualità che forse ci farebbe fare qualche anno luce in più.

Il Minotauro abbandonatoultima modifica: 2008-12-08T18:33:00+01:00da maximored
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento